Anche i Robot Piangono

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Anche i Robot Piangono

Ci siamo a malapena abituati al fatto che la tecnologia sia dotata di una propria intelligenza, e scopriamo che è anche emotiva.

Ciò che conosciamo dell’Intelligenza Artificiale è la sua capacità di auto-apprendere, di migliorarsi ed evolversi continuamente.

Quello che non possiamo sapere è fin dove si spingerà e se potrà superare anche l’uomo in quelle che fino ad oggi sono ritenute sue caratteristiche e capacità esclusive.

Nel frattempo l’IA ha sviluppato l’abilità di riconoscere le emozioni attraverso l’osservazione delle espressioni facciali e la valutazione di dati rilevati con dispositivi indossabili (smartwatches, fasce dorsali, ecc).

Grazie alle nuove competenze acquisite, le tecnologie dotate, per così dire, di “emotività”, vengono impiegate in campi che vanno dal sanitario all’intrattenimento, restituendo alle aziende feedbacks importantissimi per le loro attività.

Pensiamo per esempio al settore automotive, dove il rilevamento dei parametri corporei quali temperatura, battito cardiaco, dilatazione pupillare ed altri, consente al software del veicolo di stabilire se il pilota sia in condizione di affrontare il viaggio.

Vantaggi per tutti,

conducente, pedoni e altri mezzi sul suo percorso!

Dove sta il problema, se ce n’è uno?

Anzitutto non si tratta di sistemi infallibili.

Seppur molto efficienti, gli strumenti di rilevazione possono scontrarsi non solo con eventuali e banali malfunzionamenti tecnici, ma anche con le differenze culturali delle persone osservate.

Infatti è ormai cosa nota che le stesse emozioni non vengano manifestate allo stesso modo in ogni parte del mondo.

Inoltre, va considerato che ciascuna persona, con la sua storia e le sue vicissitudini private, può emozionarsi e reagire ad uno stimolo in maniera diversa rispetto ad una maggioranza di individui.

In aggiunta, è bene ricordare la delicata questione del rispetto della privacy e dell’uso che le aziende faranno della mole di dati sensibili raccolti.

Foto di Niro Alice

Parlando di Intelligenza Artificiale Emotiva oggi, non intendiamo certamente robot in lacrime o computer compassionevoli, ma apparecchiature adatte al riconoscimento ed all’interpretazione di espressioni emotive per ora abbastanza standardizzate che in un prossimo futuro saranno sempre più precise.

Una cosa difficilmente cambierà: a noi piace continuare a pensare che le nostre emozioni non siano catalogabili o replicabili da nessun calcolatore.

Nemmeno dal più potente di tutti.

(Spunto nato dalla lettura dell’articolo di Neosperience Team)