La Felicità è reale solo se condivisa

La Felicità è reale solo se condivisa

Nel 2020 abbiamo sofferto più del solito anche perché siamo animali sociali e in quanto tali, possiamo raggiungere la felicità solo se coinvolge l’aspetto sociale della nostra esistenza.
“L’economia politica del benessere” o “economia della felicità”, ha lo scopo di capire cosa ci “serve” essere felici e come andrebbe modificata la struttura sociale nella quale viviamo, per avere una vita più appagante e felice, appunto.

Rilevato che alla base del nostro benessere fisico ed emotivo ci sono condizioni oggettive, possiamo ricavarne dati interessanti allo scopo, analizzando gli aspetti economici, politici e sociali di una popolazione, per esempio. Studi della Rutgers University di Camden hanno permesso di riscontrare che i governi socialdemocratici  e progressisti, corrispondono a Società più inclusive e più felici.


Quali azioni si possono compiere, quindi, per raggiungere l’obiettivo di rendere la Società più inclusiva e felice?

Sulla base dell’esperienza, si è notato che sistemi di Welfare State nei quali vengono mutualizzati rischi e vantaggi, permettono di proteggere i cittadini dalle incertezze, spesso economiche, del quotidiano.
In questo modo vengono garantiti gli accessi alle strutture sanitarie, alle scuole, alle pensioni, alle assicurazioni sanitarie, ma sarebbero anche garantiti i giorni di malattia e di ferie, nonché di maternità o congedo parentale, gli assegni famigliari e i sostegni al reddito…

In breve, sono i Governi più umani e civili ad avere i cittadini più felici, perché viene loro reso possibile stare tranquilli e godersi la vita.

Gli studi dell’economia della felicità partono prevalentemente da una semplice domanda: ”quanto siete soddisfatti della vostra vita in questo momento?”.
Negli ambienti lavorativi non viene quasi mai posta questa domanda, perché spaventa. Spaventa i datori di lavoro, che temono di sentirsi fare richieste che non possono o non vogliono soddisfare e spaventa un po’ anche chi deve rispondere, poiché non sempre siamo davvero preparati a rispondere in modo sincero, spesso presi dall’emozione di quel momento specifico e, diciamocelo, chi sa davvero cosa sia la felicità?

La Scienza della Felicità rientra nel campo delle scienze sociali ed il suo studio non ambisce a definire nel dettaglio cosa sia la felicità, ma solo a scoprire se le persone sono felici, come fanno ad esserlo e come possono diventarlo.
Ecco che a questo punto capiamo l’importanza di una felicità condivisa, ossia della Scienza della Felicità applicata all’ambito lavorativo, economico e sociale.

Come fare per rendere la Società più inclusiva e felice?


Ad un maggior reddito, quindi, corrisponde maggior felicità?

No, perché ad un maggior reddito corrisponde anzi un maggior consumo ed una società maggiormente consumatrice, con la quale confrontarci e uniformarci. Inoltre è importante chiarire che i beni di cui abbiamo più bisogno sono i beni sociali: dignità, assistenza sanitaria e sicurezza economica.

Il sistema economico di oggi ha ridotto per la maggior parte l’uomo a merce, sottoponendolo a forze indifferenti ai suoi bisogni e spingendolo ad adottare valori in netto contrasto con una vita felice ed appagante, come l’individualismo, la competizione, l’egoismo e la tendenza al guadagno immediato a tutti i costi.

E con questo vogliamo anche ribattere al fatto, o al detto, che “i soldi non fanno la felicità” con il nostro punto di vista: La felicità aiuta ad avere più soldi, perché quando si è felici, anche i soldi acquisiscono un altro valore.

Da qui nasce spontaneamente un interesse per il  benessere comune, per un’economia della felicità, spinto da uno dei principi cardini della felicità stessa: la felicità è tale solo se condivisa.