La Comunicazione Empatica in Smart-Working – e non solo

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La Comunicazione Empatica in Smart-Working – e non solo

Negli ultimi 12 mesi sono davvero cambiate tante cose.
Molti di noi, spesso non escono di casa per giorni, non vedono persone al di fuori dei conviventi e sono costantemente online, per svago o per lavoro; quelli che lavorano in smart-working e in remote-working hanno cambiato molte abitudini e rimanere chiusi in casa è diventata la normalità.

Tutto ciò tende a generare stress che, di conseguenza,  si ripercuote in famiglia, certo, ma anche e soprattutto nei rapporti di lavoro.
Anzitutto si ha la sensazione di non staccare mai, di lavorare più di prima (e spesso è pure vero) e la qualità delle relazioni, che si instaurano con collaboratori e colleghi in questo clima, diventano importanti per ridurre il carico di stress, appunto.

 

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Da dove iniziare?


Imparare a comunicare empaticamente è fondamentale per affrontare questa situazione sfidante e trasformarla in un’occasione per crescere e migliorare i rapporti di lavoro, anche in previsione di un ritorno alla normalità e alla vita in ufficio.
Conoscere quindi la propria capacità empatica è il primo passo da compiere per comunicare in modo efficace e sincero, oltre che per comprendere e affrontare al meglio lo stato d’animo delle persone intorno a noi, anche se virtualmente.
Il secondo step sarà quindi imparare nuovi modi per relazionarsi.

Su cosa si basa la comunicazione empatica?

Lo dice la parola stessa, sull’empatia:  quella capacità di entrare in connessione con l’altro e per farlo occorre, prima di tutto, essere aperti, per accogliere e ascoltare.
Sentire non basta, è necessario comprendere e per comprendere occorre impegnarsi attivamente, senza lasciarsi sopraffare dalle proprie emozioni, spesso paralizzanti, egocentriche o addirittura distruttive. Questo è quello che viene chiamato Ascolto Attivo.

Come riuscire in questa sfida? Abbandonando ogni aspettativa, liberandoci dai preconcetti.
Ascoltiamo e partiamo dal presupposto che il nostro interlocutore potrebbe anche aver ragione.
Essere empatici significa capire il mondo altrui, certo, ma senza farsene carico, poiché proprio  la nostra individualità potrebbe essere la chiave per migliorare la situazione in corso.

L’ascolto attivo consiste quindi in un lato verbale e uno non verbale, che tenderà a confortare e rassicurare, per quanto possibile, il nostro interlocutore, anche in video conferenza!
In questa fase è lo stato d’animo dell’altra persona ad essere fulcro della nostra attenzione, più ancora dei fatti.

Quindi, non sarà solo dire la classica frase “ti capisco”; occorre andare oltre, per comprendere e per mettersi nei panni altrui, anche nel momento in cui si sta relazionando con te, confidandoti un suo bisogno, un suo desiderio o un suo problema.

Il grande assente? Il Giudizio.
Spegniamo la nostra attitudine a giudicare gli altri e alleniamoci solo ad ascoltare.

Ecco i 4 passi per allenare l’ascolto attivo e l’empatia:

 

  • accogliere l’altro e cos’ha da dirti, evitando il giudizio e i pensieri errati sul suo modo di porsi, sul suo comportamento abituale e sui suoi “difetti”
  • Non interrompere, anche evitando di sottoporre gli altri ad interrogatori
  • Sii sincera o sincero. Se sei in disaccordo, manifestalo con serenità
  • Anche se l‘altra persona è arrabbiata, irritata o  in uno stato d’animo negativo, porta la comunicazione su un piano neutro, senza farti condizionare dalle sue emozioni che potrebbero portarti a reazioni distruttive

 

Grazie a questi allenamenti, i risultati saranno tangibili e visibili nell’arco di poche settimane:

  • apertura al dialogo anche dai soggetti più diffidenti o suscettibili
  • rapporti lavorativi meno tesi e più distesi
  • maggior disponibilità alla collaborazione e alla soluzione di problemi in team
  • maggior fiducia tra i componenti della squadra di lavoro
  • clima lavorativo più sereno
  • comunicare meglio e di conseguenza velocizzare il raggiungimento dei risultati
  • verranno risolti con serenità eventuali conflitti