Il Potere delle Parole

Il potere delle parole

Il Potere delle Parole

Uno dei temi che stanno a cuore ad Action4 Life Management School, è certamente la Comunicazione Non Violenta e oggi vorremmo affrontare il discorso da un’altra angolazione.


Nelle scorse settimane ho letto “Potere alle parole – perché usarle meglio” di Vera Gheno.


Chi si occupa in qualche modo di lingua italiana l’ha sicuramente già sentita nominare: Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in comunicazione digitale, ha lavorato vent’anni per l’Accademia della Crusca e ora collabora stabilmente con la casa editrice Zanichelli. È inoltre docente all’Università di Firenze e in diversi atenei italiani e autrice di 3 libri, oltre che di numerosi articoli scientifici e divulgativi.
Recentemente la si sente chiamare “Regina della Schwa”, ossia quella “e” rovesciata che in molti iniziano a utilizzare in modo da rendere la scrittura inclusiva, anche per chi non si riconosce nei generi sessuali binari.

Potere alle Parole” è spassosissimo, nonostante il tema possa apparire ostico o pesante.
Ci racconta come è cambiata la lingua italiana nel tempo, ci spiega come cambia e quando accade, ci chiarisce le idee su neologismi, slang e anche errori legati al contesto più che alla correttezza strutturale di una frase.
Quando apriamo il libro, scordiamoci – non del tutto però – ciò che abbiamo imparato a scuola, manteniamo la mente aperta.
Dopo averlo richiuso, contestualizziamo sempre, non trasformiamoci, soprattutto online, in grammar-nazi, leggiamo, impariamo più parole possibili in modo da sfruttare il pieno potere delle parole, nel modo corretto per noi.

Mi ha molto colpito il passaggio in cui viene spiegato che l’italiano, spesso definito una lingua morta, è vivissimo perché cambia, adotta parole da altre lingue che diventano di uso comune (marketing, per dirne una molto in voga oggi), ne inventa altre…

In pratica l’italiano cambia grazie – o per colpa – dei parlanti e quindi di noi italiani.

Cerco di spiegarmi: se una parola molto usata non mi piace, cosa posso fare nel mio piccolo affinché non diventi di uso comune, per far sì che non rientri nella prossima edizione dei dizionari?
Semplice: non usarla.

Utilizzando le parole che più preferiamo, esprimendoci in modo corretto a seconda del contesto, non solo trasmetteremo chiaramente il nostro messaggio, ma riusciremo a influenzare il linguaggio di chi ci ascolta, oltre che a preservare e tutelare la nostra bellissima lingua.


Allora a che serve prendersela con chiunque si riempia la bocca di paroloni stranieri

incomprensibili, per esempio su internet, dove le nostre inibizioni spesso vanno a ramengo e ci sentiamo in diritto di riprendere chicchessia per errori che probabilmente sono tali solo ai nostri occhi luciferini?

A nulla.
Ciò che serve è conoscere la lingua italiana, sfruttarla e utilizzarla al meglio, utilizzare le parole giuste ma anche e soprattutto quelle che ci piacciono di più.

E qui rientra il concetto della gentilezza tanto necessaria soprattutto in questo periodo -, della Comunicazione Non violenta e dell’inclusività: le parole non sono violente per loro natura, lo sono le nostre intenzioni, i contesti e i toni con cui decidiamo di utilizzarle.
Scegliamo sempre noi come esprimerci, anche e soprattutto verbalmente, e la nostra responsabilità non è solo verso il nostro interlocutore, ma anche verso  la nostra bellissima lingua madre.


Le parole hanno un grandissimo potere, che è tutto nella nostra bocca e nelle nostre mani.