La fame di pelle

La fame di pelle

Abbiamo appena trascorso la seconda Pasqua in pandemia, ciò significa che, anche se erano concesse visite ad amici o parenti all’interno della propria Regione, nel rispetto delle regole, non abbiamo potuto abbracciarli, stringerli a noi o anche fare solo una carezza.

Recenti studi scientifici iniziano a documentare “la fame di pelle”, ossia la necessità di avere contatti fisici con parenti e amici, contatto che per l’essere umano è naturale, è rassicurante, appagante e provoca reazioni neurochimiche positive, innalza la produzione di ossitocina (anche definito “l’ormone della felicità”), riduce la nostra frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e rinforza il nostro sistema immunitario.

Sta succedendo ciò che tutti temevamo: l’impossibilità di avere materialmente contatti con le persone a cui vogliamo bene, e che sono al di fuori del nostro nucleo famigliare, si sta ripercuotendo sulla nostra psiche.
Ben 2 studi americani (Università di Miami e University School of Public Health-Bloomington) hanno messo in luce che già dal primo mese di lockdown e restrizioni negli USA, si sono registrati un numero maggiore di disturbi dell’umore, ansia, depressione e disturbi del sonno e dell’alimentazione. Tutte le persone coinvolte hanno parlato della carenza di contatto fisico affettuoso con altre persone.

Solo chi ha potuto mantenere un livello di contatto fisico elevato, ha presentato un buono stato di salute mentale, ma come si può fare se viviamo soli e, come evidente, le restrizioni non sembrano destinate a finire nel breve termine?

Foto di Elijah Hiett via Unsplash


Per l’essere umano il contatto fisico è un’esigenza primaria, biologica e necessaria quasi quanto respirare; per capire quanto ciò sia vero, possiamo pensare al neonato che spesso si calma tra le braccia dei genitori.

Gli esperti consigliano di stimolare il tatto in altri modi, per esempio:
– facendo un bagno caldo rilassante;
– facendosi un massaggio ai piedi;
– toccando stoffe morbide;
– spalmando il nostro corpo di crema o oli profumati;
– coccolando il nostro animale domestico.

Il contatto fisico umano non può essere sostituito totalmente da questi stratagemmi né dalle connessioni virtuali, quindi va cercato e messo in atto ogni volta che è possibile con i familiari conviventi e sempre nel rispetto delle regole e del prossimo.

Questi studi sottolineano, ancora una volta, quanto davvero dovremmo essere grati per le persone che ci circondano e che possiamo permetterci di accarezzare in questi lunghissimi mesi, ma anche essere consapevoli dell’umanità delle persone che in questo periodo, anche se in modo non apparente o del tutto consapevole, soffrono più di noi… e, appena possibile, correre ad abbracciarle!